Ecco Catania ovvero Ecco Vera Ambra

Posted by on Oct 28th, 2020 and filed under Akkuaria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Both comments and pings are currently closed.

Buongiorno Vera, tutto bene?
Buongiorno carissimo, bene grazie. Tu?
Bene anch’io. Un po’ isolato (ridacchio). Tu come lo vivi questo periodo?
Mah, faccio un po’ di cose: la storica, l’archeologa, la glottologa, la…
Caspita, iperattiva come al solito. E la scrittura?
Appunto, sto lavorando su un libro su Catania e mi sto documentando su tutto ciò che riguarda la mia città: storia, monumenti, personaggi noti e meno noti, scorci di vita e scorci di paesaggio, vizi e virtù, piccinerie e grandezze, modi di dire e soprattutto la lingua catanese a cui ho cercato di dare una nuova linfa, analizzandola e riproponendola a chi la conosce e a chi, tra i miei concittadini, l’ha un po’ smarrita. E tu?
Io invece ahimè sono fermo: se ti fa piacere, quando è pronta, mandami l’anteprima di stampa che le do un’occhiata. Sono curioso.
Certamente. Preparati a un viaggio in un mondo che troverai molto diverso dal tuo, a cominciare dalla lingua. Ma il bello dei libri non è forse quello di scoprire cose nuove, confrontando il tuo vissuto con quello degli altri?
Naturalmente. Resto in attesa, buon lavoro!

 Dopo qualche giorno mi arriva via mail un file pesantissimo, e tra me e me, ammirato e sconcertato, penso all’energia magmatica – sarà l’Etna? – di questa donna. Apro il file, lo scorro velocemente una prima volta, lo chiudo un po’ confuso perché mi accorgo che va affrontato in un altro modo: ci sono profumi, aromi, sfumature, contro-sfumature che possono sfuggire a una lettura distratta. Tanta roba insomma. Perché ci sono poesie e, interessantissime, le foto dei meravigliosi tempi andati, e poi un racconto che sembra attingere alla commedia dell’arte, e ancora la plurimillenaria storia della città e il suo retaggio culturale e monumentale fatto di fantastici incontri e fusioni, gli uomini che sono il suo orgoglio, e andando avanti gli interventi degli amici e dei colleghi di Vera Ambra, e, per chi non è di Catania, tortuoso e affascinante, un arazzo di locuzioni, frasi idiomatiche, definizioni in lingua catanese che un provvidenziale glossario aiuta a decifrare e gustare. Lo riapro dopo qualche giorno, con altro spirito. Mi avventuro al suo interno e mi salta alla mente un’associazione che di solito non collego a un libro: sto leggendo, anzi no, sto viaggiando dentro una macchina del tempo. Una macchina del tempo che ci fa contemplare caleidoscopicamente l’anima di una città. Una macchina del tempo – si va dal passato arcaico su su fino alla più leggera contemporaneità – che Vera Ambra pilota con uno stile colloquiale e diretto, e insieme profondo e meditato. Del resto, questa macchina va con un combustibile inesauribile: l’amore. Mi direte che è una parola abusata. No, in questo caso proprio no. Io credo che ci siano diverse forme d’amore: la scrittura è una delle più alte e nobili, quella che preserva ciò che lo scorrere degli anni distrugge; quella che è testimone di ciò che siamo stati, siamo, saremo; quella che ci fa compagnia perché le parole, se ben usate, sono amiche dell’uomo e del suo percorso ora lieto ora gravoso. L’ultima recente prova di Vera Ambra è la dimostrazione di come l’autrice abbia utilizzato questo combustibile con cognizione di causa, con umiltà e con competenza, e soprattutto con dedizione assoluta.

 Il libro, che è forte di una cospicua presenza di immagini sui palazzi, sulla natura, sulla gente, è dedicato alle nipotine di Vera Ambra, le piccole Greta e Gaia. Ma, anche noi, rispettando doverosamente questa affettuosa priorità del sangue, ci accodiamo volentieri. Perché Catania rappresenta certo un unicum nell’ambito italiano e anche siciliano, ma l’universo proposto è talmente multiforme, incuriosente, variegato che tutti noi, seppur non catanesi, abbiamo la possibilità di rinvenire punti di contatto con l’umanità di Katane, così come la chiamarono i suoi fondatori, gli irripetibili Greci, straordinari artefici di bellezza e di civiltà. Un libro dunque pensato per i catanesi ma non solo (parola di un milanese che ha il cognome pugliese, anzi, dàuno).

Carlo Lottek Landriscina

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