Con Maria, che ti ho incontrata, pubblicata da Edizioni Akkuaria nel gennaio 2025, Rossana Quattrocchi ci consegna una raccolta poetica che ha il respiro di una confessione intima, il ritmo di una ballata interiore e la potenza evocativa di un sogno lucido. È un libro che si rivolge all’anima del lettore, più che alla sua mente, conducendolo in un viaggio poetico dove fragilità, desiderio e ricerca diventano materia viva, condivisa, necessaria.
Il titolo, già di per sé, è un preludio denso di emozione: non si tratta solo di un incontro, ma di un riconoscimento. “Maria” – che resta volutamente enigmatica – è figura, presenza, forse anche alter ego; è simbolo dell’alterità che ci attrae e ci completa, della scoperta che cambia lo sguardo. L’incontro evocato non è solo fisico o biografico, ma profondamente esistenziale.
La prefazione firmata da Valentina Giua apre uno spiraglio sul mondo poetico di Quattrocchi, mettendone in luce la voce autentica, capace di esprimersi con intensità “quasi disarmante”, come chi non teme di portare sulla pagina le proprie inquietudini, né di lasciare che siano le domande – più che le risposte – a guidare il lettore. È in questo spazio dell’incertezza, del desiderio sospeso, che la poesia di Quattrocchi si fa esperienza condivisa, specchio emotivo, relazione.
I versi scorrono come un flusso interiore, intrisi di un lirismo misurato, mai compiaciuto. La poetessa si muove con eleganza tra i temi della vulnerabilità, del bisogno d’amore, del senso d’inadeguatezza e del desiderio di appartenenza. Ma non c’è disperazione nei suoi testi: c’è una costante tensione verso il possibile, verso un altrove dove la parola diventa carezza e la poesia un ponte fragile ma luminoso tra sé e il mondo.
Significativa è la presenza della musica come elemento sotterraneo che attraversa l’opera. Il richiamo a un brano degli U2, citato nella prefazione, non è solo un omaggio, ma una chiave di lettura sottile che suggerisce quanto la scrittura di Quattrocchi sia vicina alla struttura emotiva delle canzoni: cadenze, immagini, ripetizioni che creano un ritmo interiore, un’eco che risuona anche dopo la lettura. Le poesie sembrano talvolta “cantarsi da sole”, come frammenti di un diario che diventa spartito d’anima.
La dedica “A Maria e al talento del suo oceano” amplia ulteriormente l’orizzonte interpretativo. L’oceano, con la sua vastità, i suoi abissi e le sue tempeste, diventa metafora di una femminilità potente e generativa, ma anche insondabile. “Maria” appare allora come musa, come forza archetipica, come memoria e come possibilità: una presenza che trascende la biografia per assumere valore universale.
In Maria, che ti ho incontrata, Rossana Quattrocchi ci invita a varcare soglie sottili: quelle tra parola e silenzio, tra dolore e dolcezza, tra ciò che si è perduto e ciò che si continua ostinatamente a cercare. Le sue poesie sono frammenti che sanno raccontare l’invisibile, piccole epifanie in cui il lettore può riconoscersi, respirare, sostare.
È un libro che non si legge tutto d’un fiato, ma si attraversa come si fa con i sogni o con le stanze della memoria: con lentezza, con rispetto, con la consapevolezza che ogni parola può essere chiave o ferita, soglia o riparo.
Con questa raccolta, Rossana Quattrocchi si conferma una voce autentica della poesia contemporanea, capace di far vibrare corde profonde senza mai indulgere nel sentimentalismo, e di offrire al lettore – attraverso l’incontro con “Maria” – anche un nuovo incontro con se stesso..


