Con Cento (e uno) Haiku, pubblicato nel maggio 2024 da Edizioni Akkuaria, Laura Rapicavoli firma un esordio poetico che sorprende per maturità, consapevolezza e libertà espressiva. Nota per il suo percorso nel mondo del teatro e per una solida formazione umanistica, l’autrice sceglie di misurarsi con uno dei generi più essenziali e complessi della tradizione poetica: l’haiku. E lo fa con uno stile personale, che rompe le aspettative e restituisce al lettore un’esperienza lirica intensa, fatta di immagini folgoranti e di un tempo interiore sospeso.
Nella prefazione al volume, Antonio Bianchini evidenzia con finezza come Rapicavoli abbia trovato nel minimalismo dell’haiku una vera e propria “regione dell’anima”. Lì dove la parola si fa rarefatta e lo spazio bianco diventa parte integrante del testo, l’autrice riesce a trasporre la sua energia creativa – solitamente espansiva e scenica – in una forma asciutta, concentrata, ma mai povera. Anzi, proprio nella riduzione all’essenziale si manifesta la sua forza espressiva: il gesto teatrale si fa verso, e il verso diventa respiro.
Pur conoscendo a fondo i canoni della forma giapponese – composta tradizionalmente da tre versi per un totale di diciassette sillabe – Rapicavoli non si lascia imbrigliare dai limiti metrici. Li attraversa, li supera, talvolta li spezza, fino ad arrivare a un’estrema sintesi, come nei casi in cui ricorre a versi trisillabi, con effetti di rarefazione quasi musicale. Questa scelta non è un vezzo formale, ma la naturale espressione di una poetica che pone l’atto creativo al centro di una ricerca intima e coraggiosa.
La raccolta si impone per la sua forte impronta mediterranea, tanto nei paesaggi evocati quanto nei colori e nei profumi che emergono dai versi: sole, vento, fiori, corpi, mare. Ma a rendere unica l’opera è anche l’atteggiamento libertario con cui l’autrice affronta la forma. L’uso sistematico e ardito del kiriej – il “taglio” o “salto semantico” finale – dà vita a chiuse sorprendenti, che a volte sembrano evocare le libere associazioni della scrittura automatica, sospese tra sogno, intuizione e frammento visionario. Questo scarto, che rompe l’equilibrio del testo in modo controllato ma imprevedibile, è forse la cifra più originale della raccolta.
I temi affrontati spaziano dalla contemplazione della natura alla riflessione esistenziale, dai moti interiori più delicati ai lampi emotivi più intensi. Ogni haiku è un piccolo quadro, un’istantanea che racchiude una vibrazione dell’anima o del mondo. In alcuni casi, l’haiku sembra farsi fotogramma teatrale: un gesto bloccato nell’attimo prima del suono, un’espressione trattenuta che parla con il silenzio. C’è una vis attoriale che attraversa la raccolta, ma che viene sublimata in poesia attraverso un linguaggio essenziale, carico di tensione espressiva.
Bianchini, nella sua prefazione, coglie con precisione questo duplice movimento: da un lato, l’haiku come forma di diario, di notazione intima e minimale; dall’altro, come dialogo con il mondo e con il lettore, in una dimensione di ascolto e partecipazione. Cento (e uno) Haiku è dunque molto più di una prova tecnica in un genere codificato: è un libro che vibra di una personalità autentica, che sa osare e mettersi in gioco, aprendo nuove strade all’interno di una tradizione millenaria.
In definitiva, questa raccolta è un invito a rallentare, ad ascoltare i silenzi tra le parole, a cogliere l’istante nel suo massimo significato poetico. Laura Rapicavoli, con la sua voce libera e consapevole, ci regala non solo versi, ma piccole epifanie. E ci ricorda che anche nel frammento più breve può risiedere l’infinito.


