Da San Costabile ai lager del Terzo Reich

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Dalle terre di San Costabile ai lager del Terzo Reich: Storia di Soldati e Marinai di Castellabate internati in Germania (1943–1945

Il volume di Gerardo Severino ed Emilio Guida si presenta come un contributo prezioso e necessario alla memoria storica collettiva, in particolare di Castellabate, ma con un respiro che abbraccia l’intero dramma degli Internati Militari Italiani (IMI). Attraverso una ricerca accurata, condotta su archivi locali, nazionali e stranieri, il libro restituisce dignità e voce a quegli uomini che, dopo l’8 settembre 1943, pagarono con la prigionia e con la sofferenza la scelta di non aderire né al nazismo né alla Repubblica Sociale Italiana.

L’opera si apre con una presentazione intensa, che richiama il silenzio degli ex internati tornati in paese, incapaci o non disposti a raccontare il dolore vissuto. Proprio questo silenzio, che per decenni ha avvolto la vicenda degli IMI, è la ragione profonda del libro: riannodare i fili della memoria, dare nome e volto a chi fu strappato alla propria terra e costretto ai lager del Reich.

Il primo capitolo ha un carattere introduttivo e di contestualizzazione: ricostruisce la vicenda storica degli IMI come forma di “resistenza senz’armi”. Il rifiuto di 650.000 militari italiani di collaborare con Hitler e Mussolini non fu soltanto un gesto di orgoglio personale, ma un atto politico e morale che contribuì a definire il senso stesso della Resistenza. Con una scrittura chiara e documentata, il capitolo racconta le condizioni disumane dei campi di prigionia, le violenze subite, la fame che logorava corpo e spirito, ma anche la forza di uomini che, pur senza fucile, difesero l’onore e la coscienza.

Dal secondo capitolo in avanti, il libro entra nel vivo della sua dimensione locale: attraverso un lavoro prosopografico e biografico, gli autori ricostruiscono le storie dei militari di Castellabate che subirono la deportazione. Ne emergono vicende di coraggio, sacrificio, resistenza silenziosa, ma anche di dolore e perdita. Alcuni non tornarono più, come Antonio Florio o Codrado Occhiati; altri riuscirono a rientrare, spesso ridotti allo stremo, segnati per sempre. Le biografie, ordinate in modo rigoroso, sono corredate da documenti d’archivio, fotografie, annotazioni ufficiali, ricostruzioni familiari: un mosaico che unisce rigore storico ed empatia.

La forza del libro risiede proprio in questa doppia dimensione: da un lato il rigore della ricerca storica, con riferimenti bibliografici e archivistici, dall’altro il valore umano, affettivo e identitario. Castellabate diventa specchio di una condizione vissuta da centinaia di migliaia di italiani, e allo stesso tempo conserva la propria specificità: una comunità marinara e contadina, che vide i suoi figli strappati ai campi e al mare per essere gettati nella barbarie della guerra.

Un elemento di grande rilievo è l’attenzione alla memoria come strumento educativo. Gli autori sottolineano l’importanza di trasmettere queste storie alle nuove generazioni, affinché la tragedia non cada nell’oblio. In questo senso, il libro si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione della memoria degli IMI, culminato con l’istituzione della Giornata nazionale loro dedicata (20 settembre).

Dal punto di vista stilistico, il testo alterna momenti di scrittura narrativa e rievocativa a sezioni più analitiche e documentarie, riuscendo a coinvolgere sia il lettore appassionato di storia sia chi cerca una narrazione più immediata e umana. L’inserimento di citazioni, memorie, lettere e diari restituisce autenticità e pathos.

In definitiva, Dalle terre di San Costabile ai lager del Terzo Reich non è soltanto un libro di storia: è un atto di giustizia e di riconciliazione con un passato che per troppo tempo è rimasto ai margini del racconto pubblico. Severino e Guida hanno costruito un’opera che, pur radicata nella storia di una comunità locale, assume un valore universale: ricorda che la libertà non è mai scontata e che, persino nel silenzio e nella fame dei campi, la dignità può sopravvivere come forma estrema di resistenza.

Un testo indispensabile per chi vuole comprendere non solo la tragedia degli IMI, ma anche il ruolo delle piccole comunità nella grande storia nazionale.

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