Nell’ambito del progetto nazionale “Catania, città da leggere”, promosso dal Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) e sostenuto con convinzione dal Comune di Catania, il primo agosto ha avuto luogo un evento che ha saputo fondere armoniosamente due elementi che fanno parte dell’identità collettiva italiana: la parola e il piatto, la poesia e la pasta. L’iniziativa, inserita nel programma “Vivere la lettura tra le pareti domestiche”, ha trovato spazio nel cuore del centro urbano, tra le mura accoglienti di Cosmo Pasta, il dinamico locale fondato e gestito da due intraprendenti giovani imprenditori catanesi: Francesco Cristaldi e Mattia Strano.
L’appuntamento, intitolato “Fili di Versi: Ode alla Pasta!”, si è trasformato in un autentico rito letterario-gastronomico, in cui ogni parola ha avuto il sapore di una spezia e ogni piatto ha evocato un ricordo. Protagonista indiscussa della serata è stata la pasta, non solo come pietanza, ma come metafora di vita, elemento narrativo, collante affettivo tra generazioni, linguaggi e memorie. La pasta, d’altronde, è molto più di un alimento: è un simbolo identitario profondo, che racconta la storia di un popolo, delle sue abitudini, delle sue trasformazioni.

La serata si è svolta in un’atmosfera suggestiva, quasi cinematografica. A fare da cornice, il vociare urbano, le luci serali della città, e quel contrasto poetico che ha ricordato a molti la celebre pubblicità degli anni ’60 con Ernesto Calindri, intento a gustare un amaro in mezzo al caos del traffico. Anche a Catania, tra il passaggio continuo delle auto e il rumore urbano che avvolgeva lo spazio, la poesia ha prevalso sul frastuono, generando un’oasi di ascolto, gusto e condivisione.
A dare voce ai versi della serata sono stati interpreti d’eccezione. I poemi di Vera Ambra, fondatrice dell’Associazione Akkuaria e autrice dalla sensibilità intensa e vivace, sono stati letti con passione e profondità dall’attrice Melina Pappalardo, affiancata dai lettori Rosario Indovino e Giuseppe Urso, che hanno saputo restituire ritmo, colore e musicalità ai testi. Ad arricchire la proposta poetica anche i contributi originali di Barbara Spampinato, Clara Rizzo e Giusi Baglieri, che hanno portato ulteriori sfumature e sensibilità all’omaggio letterario alla pasta.
Il momento delle letture è stato preceduto – e poi felicemente intervallato – da un viaggio sensoriale nei sapori della tradizione. Ogni partecipante ha potuto gustare un piatto caldo, preparato con maestria: dalla regale pasta alla Norma, con la sua melanzana fritta e la ricotta salata che profuma d’infanzia e d’estate, alla Carbonara, cremosa e decisa, simbolo di un’Italia centrale che parla a tutta la penisola; fino alla Amatriciana, forte e avvolgente, ai più semplici ma non meno poetici.
L’evento si è distinto per la sua capacità di mettere in dialogo linguaggi diversi: la parola scritta, la voce, il gusto, il profumo, la memoria. Ogni elemento è stato parte di una narrazione corale che ha celebrato la bellezza delle cose semplici, quelle che uniscono, nutrono e raccontano senza clamore. In un’epoca in cui tutto sembra correre in fretta, questa serata ha rappresentato un atto di resistenza culturale: un invito a fermarsi, a sentire, a condividere.
“Fili di Versi” ha dimostrato come la lettura non abbia bisogno solo di biblioteche o aule scolastiche per vivere, ma possa abitare anche i luoghi del quotidiano, tra una forchettata e un sorriso, tra un sorso di birra e un verso declamato con passione. È stata, in definitiva, una festa della cultura e dell’identità, dove la pasta è diventata pagina da scrivere, metafora da esplorare, ponte tra passato e presente.
E forse proprio in questa combinazione tra gusto e parola, tra corpo e anima, tra tradizione e creazione, risiede la forza di iniziative come questa: dare voce al quotidiano per renderlo eterno, trovare poesia anche nei gesti più semplici e familiari, e riconoscere in essi il filo invisibile che ci tiene insieme.


