“Fili di Versi: Ode alla Pasta!” – A Catania la poesia si fa al dente

Posted by on Aug 2nd, 2025 and filed under News, Recensioni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Both comments and pings are currently closed.

Nell’ambito del progetto nazionale “Catania, città da leggere”, promosso dal Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) e sostenuto con convinzione dal Comune di Catania, il primo agosto ha avuto luogo un evento che ha saputo fondere armoniosamente due elementi che fanno parte dell’identità collettiva italiana: la parola e il piatto, la poesia e la pasta. L’iniziativa, inserita nel programma “Vivere la lettura tra le pareti domestiche”, ha trovato spazio nel cuore del centro urbano, tra le mura accoglienti di Cosmo Pasta, il dinamico locale fondato e gestito da due intraprendenti giovani imprenditori catanesi: Francesco Cristaldi e Mattia Strano.
L’appuntamento, intitolato “Fili di Versi: Ode alla Pasta!”, si è trasformato in un autentico rito letterario-gastronomico, in cui ogni parola ha avuto il sapore di una spezia e ogni piatto ha evocato un ricordo. Protagonista indiscussa della serata è stata la pasta, non solo come pietanza, ma come metafora di vita, elemento narrativo, collante affettivo tra generazioni, linguaggi e memorie. La pasta, d’altronde, è molto più di un alimento: è un simbolo identitario profondo, che racconta la storia di un popolo, delle sue abitudini, delle sue trasformazioni.


La serata si è svolta in un’atmosfera suggestiva, quasi cinematografica. A fare da cornice, il vociare urbano, le luci serali della città, e quel contrasto poetico che ha ricordato a molti la celebre pubblicità degli anni ’60 con Ernesto Calindri, intento a gustare un amaro in mezzo al caos del traffico. Anche a Catania, tra il passaggio continuo delle auto e il rumore urbano che avvolgeva lo spazio, la poesia ha prevalso sul frastuono, generando un’oasi di ascolto, gusto e condivisione.
A dare voce ai versi della serata sono stati interpreti d’eccezione. I poemi di Vera Ambra, fondatrice dell’Associazione Akkuaria e autrice dalla sensibilità intensa e vivace, sono stati letti con passione e profondità dall’attrice Melina Pappalardo, affiancata dai lettori Rosario Indovino e Giuseppe Urso, che hanno saputo restituire ritmo, colore e musicalità ai testi. Ad arricchire la proposta poetica anche i contributi originali di Barbara Spampinato, Clara Rizzo e Giusi Baglieri, che hanno portato ulteriori sfumature e sensibilità all’omaggio letterario alla pasta.
Il momento delle letture è stato preceduto – e poi felicemente intervallato – da un viaggio sensoriale nei sapori della tradizione. Ogni partecipante ha potuto gustare un piatto caldo, preparato con maestria: dalla regale pasta alla Norma, con la sua melanzana fritta e la ricotta salata che profuma d’infanzia e d’estate, alla Carbonara, cremosa e decisa, simbolo di un’Italia centrale che parla a tutta la penisola; fino alla Amatriciana, forte e avvolgente, ai più semplici ma non meno poetici.
L’evento si è distinto per la sua capacità di mettere in dialogo linguaggi diversi: la parola scritta, la voce, il gusto, il profumo, la memoria. Ogni elemento è stato parte di una narrazione corale che ha celebrato la bellezza delle cose semplici, quelle che uniscono, nutrono e raccontano senza clamore. In un’epoca in cui tutto sembra correre in fretta, questa serata ha rappresentato un atto di resistenza culturale: un invito a fermarsi, a sentire, a condividere.
Fili di Versi” ha dimostrato come la lettura non abbia bisogno solo di biblioteche o aule scolastiche per vivere, ma possa abitare anche i luoghi del quotidiano, tra una forchettata e un sorriso, tra un sorso di birra e un verso declamato con passione. È stata, in definitiva, una festa della cultura e dell’identità, dove la pasta è diventata pagina da scrivere, metafora da esplorare, ponte tra passato e presente.
E forse proprio in questa combinazione tra gusto e parola, tra corpo e anima, tra tradizione e creazione, risiede la forza di iniziative come questa: dare voce al quotidiano per renderlo eterno, trovare poesia anche nei gesti più semplici e familiari, e riconoscere in essi il filo invisibile che ci tiene insieme. 

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