La Dea dalle dita di rosa, pubblicata nel 2024 da Edizioni Akkuaria, è una raccolta poetica che segna una tappa significativa nel percorso creativo e umano di Rita Maria Coppa. Già il titolo, evocativo e carico di suggestioni, annuncia un’opera che affonda le radici nella mitologia e nella spiritualità, richiamando l’immagine omerica dell’Aurora – “la dea dalle rosee dita” – simbolo di rinascita, luce e speranza. Un’alba dell’anima, potremmo dire, in cui l’autrice ci invita a entrare in punta di piedi, con il cuore aperto e lo spirito in ascolto.
La dedica iniziale – “Allo Spirito Intelligente che in me abita e si esprime” – è già un programma poetico ed esistenziale: la poesia come atto sacro, come contatto con un’intelligenza superiore che abita il silenzio e si manifesta attraverso la parola poetica. Questo orientamento emerge anche nella suggestiva formula “Respiri di Presenza in Spazi Vuoti colmi di Potere”, che ci fa intuire una poetica del vuoto fertile, della contemplazione e della percezione sottile.
Anche solo sfogliando l’indice parziale della raccolta, si percepisce la direzione tematica che l’autrice ha intrapreso: titoli come “Durante il viaggio nell’esistenza terrena”, “Il Viaggio”, “La mia resilienza”, “Legame materno”, “Racconto d’amore” e “Ho scelto di essere felice” parlano chiaramente di un’esplorazione personale e universale al tempo stesso, dove la vita è vista come un cammino da attraversare con consapevolezza, amore e forza interiore.
I temi toccati sono profondi e fortemente legati all’esperienza dell’essere: l’amore, in tutte le sue declinazioni; il dolore, affrontato e superato con coraggio; la maternità come radice e nutrimento; la resilienza come risorsa creativa e spirituale. Il titolo stesso di alcune poesie lascia intuire che non ci troviamo di fronte a un esercizio stilistico, ma a un diario dell’anima, in cui ogni componimento è un tassello di un percorso interiore di trasformazione e rinascita.
La scrittura di Rita Maria Coppa – per quanto si possa intuire dai materiali finora disponibili – sembra muoversi in una dimensione che unisce introspezione e universalità. La sua voce poetica appare orientata non tanto alla descrizione esterna, quanto all’illuminazione interna. La poesia diventa, così, un gesto di riconnessione: con sé stessi, con l’altro, con il divino. È una poesia che non urla, ma sussurra. Non si impone, ma si offre. Non spiega, ma evoca.
L’assenza, per ora, di una prefazione critica o di un saggio introduttivo lascia aperta la possibilità di interpretare liberamente l’opera, affidandosi a quel che la poesia più autentica sa fare: parlare direttamente al lettore, senza filtri. E forse, è proprio in questa nudità – in questa essenzialità – che risiede la sua forza.
La Dea dalle dita di rosa si rivolge a chi sente il bisogno di ritrovare un senso, una direzione, un respiro più profondo nel quotidiano. È un invito a rallentare, ad abitare il presente con gratitudine e fiducia, a riscoprire la forza che nasce dal contatto con la propria interiorità. Leggerla non è semplicemente sfogliare una raccolta di poesie, ma compiere un gesto spirituale, un piccolo rito di ascolto e presenza.
In attesa di poter accedere all’intera opera, questa prima impressione ci consegna l’immagine di una poetessa in ascolto del proprio tempo interiore, capace di dare voce alle emozioni più intime e di offrirle come dono. Un libro che merita attenzione, perché nasce da un’urgenza autentica: quella di dare forma alla bellezza invisibile che abita ogni essere umano.


