Gesù tra voci e silenzi nelle corsie d’ospedale di Letizia Serena

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Gesù tra voci e silenzi nelle corsie d’ospedale di Letizia Serena

 Con Gesù tra voci e silenzi nelle corsie d’ospedale, Letizia Serena ci consegna un’opera toccante, sincera e intensamente umana, che affonda le radici nella sofferenza vissuta e trascesa attraverso la fede, la gratitudine e la poesia. Non si tratta di un diario clinico né di un semplice racconto autobiografico: il libro è un atto d’amore, un inno alla dignità nella malattia, un canto silenzioso che si leva dalle stanze di un ospedale per diventare preghiera universale. In queste pagine, l’autrice riesce a restituire voce a chi spesso resta inascoltato, a dare corpo alle emozioni che abitano i reparti ospedalieri, a trasformare il dolore in consapevolezza, e la fragilità in forza interiore.

L’autrice attraversa l’esperienza della malattia – nel reparto di Epatologia dell’Ospedale Garibaldi di Catania – con uno sguardo capace di cogliere non solo il dolore, ma anche la bellezza discreta dei gesti quotidiani: il sorriso rassicurante di un medico, la delicatezza di un’infermiera, la costanza silenziosa di un OSS, la presenza discreta di chi veglia accanto a un letto d’ospedale. Ogni figura umana che si affaccia nel suo racconto viene osservata con gratitudine e profondità, restituendoci un mosaico ricco e commovente della comunità della cura. Tutto ciò viene narrato e donato al lettore con parole che sanno accarezzare l’anima, che non cercano effetti letterari, ma parlano il linguaggio della verità.

Il testo si articola tra preghiere intime e testimonianze vissute, alternando pagine di profonda spiritualità a momenti di osservazione lucida e riconoscente del mondo ospedaliero. Le preghiere non sono formule da recitare, ma pensieri d’anima, riflessioni che nascono nel cuore della notte, nel silenzio delle corsie, nei minuti d’attesa prima di un esame, in quelle ore sospese dove il tempo sembra dilatarsi. Le figure del personale sanitario non vengono idealizzate, ma riconosciute nella loro umanità più vera: fatta di attenzione, ascolto, stanchezza, sacrificio e dedizione. In un tempo in cui spesso la medicina si percepisce distante e impersonale, Letizia Serena ci ricorda – con rispetto e poesia – che la cura è anzitutto relazione, che una mano posata con delicatezza può valere quanto una terapia, e che uno sguardo attento può fare la differenza in un giorno difficile.

Particolarmente potente è la “Preghiera al mio carcinoma”, in cui l’autrice dialoga con la malattia come con una presenza viva e trasformativa, capace – pur nel dolore – di rivelare il senso profondo della vita, di far luce dove prima c’era solo confusione, di trasformare anche l’angoscia in una possibilità di risveglio. È una pagina coraggiosa, che riesce a commuovere senza mai cadere nella retorica, perché nata da un’esperienza reale e condivisa. La spiritualità che pervade il libro non è dogmatica, ma compassionevole, aperta, umile: una fede che non pretende miracoli, ma cerca luce anche nei giorni più bui, una fede che non giudica, ma accompagna, che non consola con parole facili, ma abbraccia in silenzio.

L’appendice dedicata alla simbologia del fegato nella storia, nella cultura, nella letteratura e nella medicina arricchisce ulteriormente il volume, offrendone una lettura parallela e suggestiva. Dai miti antichi di Prometeo alle credenze etrusche, fino ai proverbi e ai modi di dire popolari, si delinea un affresco affascinante di come l’organo malato dell’autrice sia, da sempre, simbolo di coraggio, emozione e sacrificio. Un apparato culturale che accompagna e approfondisce il senso della narrazione, facendo dialogare scienza, poesia e memoria.

In conclusione, Gesù tra voci e silenzi nelle corsie d’ospedale è un libro necessario. Per chi soffre, per chi accompagna, per chi cura. È una carezza, una pausa di respiro, un invito alla consapevolezza che anche tra le pareti asettiche di un ospedale si può custodire – e riscoprire – la sacralità della vita. È un inno alla fragilità condivisa, al potere salvifico della parola e alla forza invisibile che lega chi soffre e chi si prende cura. È una testimonianza vera, autentica, che lascia un segno profondo nel cuore del lettore.

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