Con Prossemica, Anna Codega firma un’opera poetica di sorprendente finezza e profondità, un libro che si impone con la forza discreta delle cose autentiche. Il titolo, mutuato dalla disciplina che studia l’uso dello spazio nella comunicazione non verbale, apre subito un orizzonte di lettura affascinante: la distanza tra corpi, tra persone, tra dentro e fuori, tra visibile e invisibile, diventa materia poetica e riflessione esistenziale.
Anna Codega – poetessa, scrittrice e attenta osservatrice del quotidiano – si muove in questo libro con passo sicuro ma mai invadente, come se entrasse in punta di piedi in ogni stanza della propria vita, e da lì parlasse anche di noi. La sua voce è matura, consapevole, limpida. Non indulge mai all’autocompiacimento lirico, ma ricerca con ostinazione una parola esatta, una verità semplice e disarmante.
La struttura dell’opera è scandita in sezioni che evocano ambienti domestici e spazi personali – La mia casa, La mia scrivania, La mia finestra, La mia camera, La mia voce… – quasi a voler disegnare una mappa, una topografia dell’intimità. Ma non si tratta solo di luoghi fisici: ogni spazio è un pretesto per indagare una zona dell’essere, un modo di stare nel mondo. Ogni poesia è una stanza da attraversare con rispetto, in silenzio, per coglierne gli odori, le luci, le ombre.
Il rapporto tra il corpo e lo spazio, tra l’io e l’altro, viene declinato con delicata consapevolezza. La prossemica poetica di Codega è fatta di prossimità e distanza, di confini che non escludono ma definiscono, che proteggono senza rinchiudere. C’è in lei una tensione costante a trovare una misura, un equilibrio tra l’essere e il divenire, tra il dire e il tacere. Le poesie, tutte brevi e intense, conservano una musicalità interna sottile, mai gridata, come se provenissero da una stanza interna dove il tempo scorre più lentamente.
Nel testo si avverte anche la forza di un pensiero femminile radicato, che non ha bisogno di proclami per affermarsi, ma si esprime con la coerenza di chi ha abitato il silenzio, la cura, la solitudine come strumenti di conoscenza. La scrittura di Codega sa essere affilata come uno sguardo e insieme avvolgente come un gesto d’amore. In alcune liriche affiora un’ironia lieve, quasi una difesa gentile contro la durezza del vivere; in altre, la tensione verso un altrove – che sia memoria, sogno o desiderio – si fa palpabile.
L’autrice, con una formazione che incrocia cultura umanistica e sensibilità poetica, ha già dimostrato in precedenti lavori un’attenzione particolare al linguaggio e ai suoi margini. In Prossemica, questa attenzione si fa metodo e stile: ogni parola è scelta, ogni verso calibrato, ogni pausa significativa. La sua poesia non ha bisogno di effetti speciali: si regge sulla forza del vissuto trasformato in parola, sulla verità dell’esperienza resa simbolo.
Questo libro non si legge tutto d’un fiato, e nemmeno lo pretende. Va sfogliato lentamente, abitato come una casa, osservato come una finestra, ascoltato come una voce che ci parla da dentro. È un invito alla presenza, a un’esistenza meno distratta, più radicata nel gesto, nello sguardo, nella relazione. Un dono raro, in tempi di rumore e velocità.


