“Narice dice radice” è una raccolta poetica densa di visioni sensoriali e memorie stratificate, un viaggio letterario dove il respiro dell’infanzia incontra la profondità della natura, e il corpo si fa tramite di un sentire primitivo, istintuale, profondo. Lina Maria Ugolini — scrittrice, musicologa e raffinata tessitrice di parole — ci guida attraverso un universo poetico che ha il sapore del pane appena sfornato, l’odore della terra bagnata, la voce dei ricordi sospesi nel tempo.
Suddiviso in tre sezioni — Miti d’infanzia, Visioni di terra e Narice Radice — il libro intreccia con grazia poesia e riflessione, partendo dalla memoria bambina per toccare i miti quotidiani e l’ancestrale legame dell’uomo con il mondo naturale.
Nel cuore dell’opera, il binomio “narice/radice” diventa simbolo e struttura poetica. La narice rappresenta l’olfatto, il primo senso a entrare in contatto con il mondo, mentre la radice è ciò che ci ancora alla vita, alla terra, alla storia. Due vie che si incrociano nel sentire poetico: l’una in cerca, l’altra in attesa. Lina Maria Ugolini dà corpo a questo dialogo attraverso versi che odorano di resina e gelsomino, che frusciano come foglie tra i ricordi, che pizzicano l’anima come corde d’arpa.
La prima sezione, Miti d’infanzia, è un vero inno alla meraviglia. Oggetti quotidiani — l’armadio, l’ombrello, le more, il carciofo — si animano di significati simbolici e diventano custodi di un tempo in cui l’immaginazione trasformava tutto in favola. La voce bambina qui si fa eco di una nostalgia tenera ma mai malinconica, come in Punteggiatura o Il mare, dove la poesia si fa rifugio, gioco, nido.
Con Visioni di terra, l’autrice compone un inno alla natura che si fa corpo vivo, madre accogliente e amante. È un paesaggio interiore quello che descrive, fatto di stagioni, pietre, ulivi, ma anche di dolori e speranze. I versi sono ricamati come merletti, capaci di catturare l’incanto delle piccole cose — una foglia gialla, una fonte, la nebbia sul mare.
Infine, nella sezione Narice Radice, il tono si fa più intenso e filosofico: la poesia diventa riflessione sull’identità, sulla finitudine, sul senso di appartenenza e sulla possibilità della rinascita. Versi come “Solo la ginestra dura negli steli” o “Narice dice radice / canto per gli uomini / distratti dal denaro” colpiscono per la loro essenzialità e potenza evocativa, e chiamano il lettore a un ascolto più profondo, più lento, più vero.
Lina Maria Ugolini riesce nell’impresa rara di far vibrare la parola poetica attraverso i sensi, rendendola tangibile, quasi carnale. La sua scrittura è musicale, teatrale, viva. È poesia che respira.

Lina Maria Ugolini è nata a Catania nel 1963. Scrittrice, poetessa, contafiabe e musicologa, è autrice di numerosi libri tra romanzi, poesie, saggi e testi per il teatro musicale. Collabora con importanti istituzioni artistiche come il Teatro Massimo Bellini, la Camerata Polifonica Siciliana e il Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania, dove insegna Drammaturgia musicale e Analisi delle forme poetiche. La sua poetica intreccia parola, suono e immaginazione, con una particolare attenzione alla dimensione infantile e alla natura, elementi centrali anche in Narice dice radice.


