Casdan, con “Occhi di Burro“, propone un’opera che va oltre la semplice narrazione per invadere il lettore e sollecitare profonde riflessioni. Il fumetto è definito un dispositivo emotivo e intellettuale capace di smantellare le certezze e sovvertire la percezione di passato e presente.
Il tratto essenziale in bianco e nero, apparentemente minimalista, cela una complessità che emerge nell’alternanza tra memoria e allucinazione. La malattia degenerativa del protagonista, che mina la linearità della sua coscienza, diventa lo strumento attraverso cui l’autore analizza il modo in cui viviamo la memoria, o meglio, ne siamo soggetti. Un caos solo apparentemente casuale invita a riflettere su come il passato non sia mai statico, ma in continua riscrittura e capace di deformare il presente.
La provocazione, cifra stilistica di Casdan, non si limita agli aspetti visivi o narrativi espliciti, ma pervade il senso stesso dell’opera. L’assenza di risposte, conforto o un messaggio morale che riordini il caos è forse la provocazione più grande. Il lettore viene trasportato in una dimensione in cui i confini tra realtà e delirio sono così labili da mettere in discussione il significato stesso di queste categorie.
”Occhi di Burro” non è solo un’esplorazione del disfacimento individuale, ma una riflessione collettiva sul tempo e sulla cultura. I riferimenti alla scena “ribelle” di Catania, ai centri sociali, alla musica e ai residui di una controcultura dissolta non sono semplici richiami nostalgici, ma tessere di una critica sottile e amara. Casdan suggerisce che la cosiddetta “memoria collettiva” sia un mosaico di distorsioni, dove i ricordi si deformano, perdono consistenza e sopravvivono solo come frammenti spettrali di un’epoca passata.
Il protagonista può essere visto non solo come individuo, ma come simbolo di un’intera generazione, o forse di tutte le generazioni, confrontate con il proprio declino culturale e biologico. Il suo delirio, che culmina nell’assurda fantasia dell’acquisto di Messi da parte del Calcio Catania , è interpretato come una metafora lucida dell’incapacità di distinguere tra reale e desiderio, tra vissuto e voluto vivere.
L’opera non offre catarsi né consolazione. La sua forza risiede nel lasciare il lettore smarrito, esposto, disturbato. Un disturbo che non è fine a sé stesso, ma che spinge a riconsiderare non solo ciò che si legge, ma anche chi si è. Casdan non si limita a rappresentare; “Occhi di Burro” trasforma, e con esso trasforma l’idea stessa di memoria, cultura e vita. L’eco del fumetto permane, penetrando e destabilizzando anche dopo aver voltato l’ultima pagina.
L’autore, Daniele Carlo Maria Casaburi, in arte Casdan, è nato a Catania l’8 dicembre 1968. Diplomato all’Istituto d’Arte di Catania e laureato all’Accademia delle Belle Arti di Roma , insegna Storia dell’Arte. Ha pubblicato la graphic novel “Sdillirio. Città, stato di dipendenza” e ha partecipato a numerose esposizioni d’arte , collaborando anche come illustratore e fumettista.


