I mattatori televisivi e radiofonici al Meeting della Comunicazione

Posted by on Apr 14th, 2015 and filed under Interviste, News. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Both comments and pings are currently closed.

 

Quando “la comunicazione “ diventa sinonimo non solo di diffusione di notizie, ma anche veicolo per catturare l’attenzione del pubblico nella sua forma più spontanea e frizzante, ci si potrebbe trovare, in alcuni casi, ad avere il dubbio se sia più importante la forma in cui vengono espressi i concetti o i contenuti degli stessi e quale delle due cose arrivi in maniera più diretta ed efficace agli ascoltatori.

In momenti come questi entrano in gioco loro: i mattatori televisivi e radiofonici, coloro i quali riescono a trattare contenuti, anche di un certo spessore, e rivestirli di leggerezza, del resto come diceva anche Italo Calvino: leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Nel segno di tutte le sue sfumature durante questo secondo Meeting della Comunicazione in cui saranno chiamati a mediare due trainer d’eccezione Ubaldo Ferrini e Paola Quattrocchi, Negli studi dei Viagrande’s Studios, avremo modo di assistere all’intervento di tecnici, giornalisti ma anche speakers e personaggi dello spettacolo.

 Abbiamo avuto, a questo proposito, modo di confrontarci con due artisti poliedrici che hanno fatto dell’umorismo, della simpatia e della positività il loro cavallo di battaglia anche nell’affrontare i temi più delicati.

Il primo è Ruggero Sardo, uno dei volti più noti della tv siciliana, attualmente conduttore di Telesiculissimi, programma di intrattenimento prodotto da Giovanni Di Prima, di cui Ruggero cura anche la direzione artistica. Ha rivestito svariati ruoli dal conduttore appunto, al giornalista all’autore fino ad arrivare allo speaker radiofonico, una delle sue ultime “ avventure”, collabora, infatti, con una delle emittenti locali più note: Radio Studio Centrale. Proprio lui tra una battuta e l’altra com’è nel suo stile da ragazzo sempre con i piedi per terra, ma in cui simpatia ed estro brillante sono preponderanti, ci parla di sé:

 Un uomo di spettacolo come te che può vantare la versatilità di chi ha rivestito molteplici ruoli… sappiamo, infatti, che sei stato: intrattenitore, giornalista conduttore ma anche coordinatore, responsabile e autore di programmi di successo nelle nostre emittenti locali; programmi, per altro, diversissimi fra loro che spaziavano dallo sport all’intrattenimento al reportage. A quale di questi ruoli si sente, tuttora più legato?

Per come intendo io il nostro lavoro, l’uno include l’altro sono una sorta di matriosca mi piace da morire stare sul palco, condurre, intrattenere ma mi piace condurre cose che scrivo io, pensare cose che piacciono a me, per cui coordinare poi tutto questo mi viene facile. Sono sempre stato per la libertà di azione e di pensiero e finché è stato così, non ho mai avuto problemi con le emittenti con le quali ho collaborato. Noi siamo schiavi del nostro pubblico ed è nostro dovere essere credibili, perché essendo credibili, assumiamo quel “potere” che poi potere non è ma è la funzione bella che noi svolgiamo come il saperli far ridere. Dobbiamo essere uguali sia sul palco sia sotto a riflettori spenti perché la gente, il dopo lo apprezza tanto quanto tutto ciò che viene fatto in scena. Posso dire che mi ritengo un privilegiato a fare questo mestiere.

In quanto valido artista non ti manca nemmeno l’esperienza da speaker radiofonico, quali sono le differenze sostanziali tra i due ruoli, ma soprattutto i due media? Partendo dall’esperienza televisiva hai trovato difficoltà ad impattarti con la realtà radiofonica e se sì, quale?

La radio è un grande gioco, solitamente hanno tutti fatto il passaggio inverso io sono sempre stato un animale da televisione e, in effetti, ho cominciato prestissimo a quindici o sedici anni ospite di un programma come imitatore. Mi approccio umilmente a fare la radio, da tre anni a questa parte, da uomo di televisione senza la presunzione di sentirmi un uomo di radio. L’idea quando ci chiamò Radio Studio Centrale era quella di fare un grande contenitore di simpatia Mizzica, questo il nome del programma è stata una sfida per me che non avevo mai fatto radio e a me le sfide piacciono, oltretutto in questi tre anni è cresciuto parecchio come programma e mi permette di essere più me stesso con le battute le imitazioni di fare uscire un po’ di più il Ruggero Sardo showman. Condivido la scena con due attori formidabili: Carmelo Caccamo e Marco Mazzaglia due attori che pur nella loro diversità sono bravissimi. L’unica cosa a cui io tengo molto è la scrittura dei testi, perché nelle tre ore di trasmissione può capitare sempre un momento in cui giri a vuoto, se hai il testo, hai qualcosa a cui attaccarti e continuare se non hai il testo ti perdi. Mille volte poi magari improvvisiamo battute spontanee di cui ridiamo anche noi ma avere un testo è un po’ come avere un pilota automatico.

Avendo modo di leggere il tuo percorso artistico, si notano collaborazioni anche con le reti nazionali questo immagino sia stato di sprono per apportare un contributo di miglioramento alle realtà locali con le quali sei in costante rapporto. Ti sentiresti in grado di dare un consiglio a chi vorrebbe crescere in questo senso?

L’esperienza con le reti nazionali è iniziata circa quindici anni fa con Miss Italia, inizialmente conducevo in sordina le selezioni provinciali, il ruolo del conduttore, infatti, era per lo più di preselezione, dalle finali regionali scendevano, a giro, in Sicilia tutti i grandi personaggi RAI, finché un giorno chiedendo all’agente regionale chi fosse il conduttore per quel giro mi fu risposto: ” tu! “. Per tre anni di fila sono, addirittura, andato a Salsomaggiore a condurre le finali nazionali; la prima volta che mi sono impattata con un pubblico non siciliano mi tremavano le gambe è stata un’esperienza bellissima e che mi ha fatto maturare molto. Nel contempo ho avuto modo di condurre Miss Motors un concorso di bellezza e sicurezza stradale e da tre anni conduco le finali di Cantagiro alla sua cinquantesima edizione ormai e che, fatalità, cinquant’anni prima era stato condotto da un catanese come me il grande Nuccio Costa. Per il resto ho in serbo qualche altro progetto per cui incrocio le dita. Tutta la televisione vive un momento di grande crisi, e vive questo momento nella misura in cui non ha capito per tempo che bisognava cambiare il linguaggio. Premetto che in Sicilia abbiamo una classe di tecnici, operatori, scenografi ma anche di giornalisti veramente preparata ma siamo anche lontani da tutto ciò che conta, ciò fa sì che il livello che si trova nelle redazioni delle emittenti siciliane sia molto alto grazie anche al fatto che vi siano rimasti a lavorare personaggi davvero in gamba che non hanno mai abbandonato la Sicilia. Partendo da un supporto tecnico favoloso, che è quello che c’è nelle nostre emittenti, il consiglio che mi sento di dare è quello della “libertà” dell’aggiornarsi del guardare ai giovani e al futuro, soprattutto ora con internet, cambiare il messaggio e il linguaggio, che è poi la cosa che ho cercato di introdurre all’interno del mio programma Telesiculissimi, in cui il ritmo è scandito dalla varietà degli interveniti che vanno dal comico, alla musica con le band alle storie da raccontare in modo tale che di minuto in minuto il pubblico possa trovare sempre ciò che più gli piace.

Parliamo del Meeting, sei alla tua prima partecipazione, cosa ti aspetti sia come ospite sia come interazione con gli altri personaggi presenti?

Del Meeting dello scorso anno ho sentito parlare, erano presenti i vertici di Radio Studio Centrale, emittente, con la quale collaboro e mi è stato riferito di un bell’incontro. Io penso che sia importante fare sempre più confronti di questo genere perché i confronti sono sempre importanti e a volte si tende a farne pochi. Altra cosa importante è che bisogna smetterla di ragionare con la mentalità della concorrenza ma iniziare a parlare di collaborazione, aiutarci a migliorare il livello l’un l’altro è un vantaggio per tutti. Si dovrebbe iniziare a pensare in termini di sana competizione proprio come in una squadra di calcio, dov’è normale che le due punte competano, ma in cui in primis è messo il gioco di squadra per arrivare alla vittoria finale.

 

Sempre da R.S.C. un altro degli speaker di punta, Gianpaolo Salmeri, già noto al pubblico siciliano in qualità d’intrattenitore, presentatore e vocalist. Un uomo che della rielaborazione positiva degli eventi ne ha fatto uno stile di vita. Partecipa per la seconda volta al Meeting, anche per lui la domanda di rito rivolta a chi svolge così tanti ruoli diversi nel mondo dello spettacolo:

 

Un uomo di spettacolo che durante la propria carriera ha rivestito diversi ruoli e in diversi ambiti: feste popolari, discoteca, radio in quale di queste vesti si sente più a proprio agio?

Tutte queste attività sono parte integrante della mia vita e della mia attività lavorativa che si basa esclusivamente su questo. Se dovessi scegliere, posso dire di sentirmi più legato al ruolo d’intrattenitore e presentatore.

Avendo avuto modo di conoscerti durante uno degli incontri a Radio Academy, accademia che io frequento e rappresento in questo momento, sono stata molto colpita da un tuo intervento sulla “positività” e sul modo di reagire ai periodi “bui” che spesso i “mestieri d’arte” possono attraversare. Ti va di parlarcene?

Credo sia fondamentale non scoraggiarsi e impegnarsi affinché il momento “no” passi al più presto. Il mondo degli eventi è anche mondo del commercio quindi si deve approfittare dei momenti di calo per spingere e investire ancora di più sui rapporti personali allargando la propria rete di contatti e conoscenze. Si deve trasformare, insomma, il momento di fermo in opportunità per mettere in moto questo meccanismo e ben presto i nuovi contatti si andranno a sommare a quelli precedentemente acquisiti. Se non si reagisce con entusiasmo anche ai brutti periodi, si rischia di demotivarsi e attirare energia negativa. Non stiamo sicuramente attraversando un bel periodo ma caricarsi di negatività serve solo a non far trovare sbocchi. Bisogna avere le chiavi giuste, è un fattore di personalità è su quello che si deve lavorare in modo tale che diventi uno stile di vita e un approccio alla realtà stessa. Se ti pieghi su te stesso senza riuscire a tirare fuori grinta e ottimismo devi continuare a lavorarci su, quando riesci a scardinare i meccanismi che ti portano a pensare negativo allora hai vinto.

Lavorare in radio o impatto diretto col pubblico raccontaci un po’ le sostanziali differenze …

 Si tratta di due cose diverse, chi ti vede percepisce la tua carica, il tuo essere frizzante e in questo nell’impatto col pubblico sei molto aiutato dalla gestualità e dalla postura oltre che dal tono di voce. In radio è un po’ più complicato devi dare molta più carica e volume alla voce, devi essere molto concentrato per far trasparire la tua carica; insomma devi essere molto creativo per risultare carico, brillante e motivato per chi ti ascolta senza poterti vedere.

Quali dei temi trattati nel primo meeting ha maggiormente suscitato il tuo interesse e se potessi proporre un argomento su cosa punteresti?

Lo scorso anno mi ha molto colpito il discorso “delle radio su web e del futuro della radio”, ricordo che anche la mia tesi di laurea trattava quest’argomento. Quest’anno mi piacerebbe ci fosse più pratica, una radio raccontata dalla voce dei protagonisti, un confronto col passato e con la direzione che sta prendendo adesso. Vorrei che a parlarcene fossero le persone che hanno a che fare e che lavorano in radio ogni giorno, mi piacerebbe che si trattassero temi come i metodi di approccio, i tipi di programmi e gli stili di conduzione.

Annamaria Mignosa

 

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