La catena bianca. 7 ottobre 2014

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«Martedì prossimo usciamo!»
Un guizzo balza dagli occhi di Mariangela, una malgama di gioia, soddisfazione e speranza. Allunga la locandina sul tavolo da lavoro in biblioteca che come ogni martedì si riempie di appunti idee e spunti per il nostro romanzo collettivo che è ormai alle battute finali.
«Metteranno all’asta i nostri lavori! Ci venite, vero?»
Le ‘nostre’ ragazze ci mostrano scatoloni colmi di origami e manufatti, tutti bianchi, di  un candore che stempera colpe e pregiudizi. Il ricavato verrà devoluto al periodico ‘Oltre gli Occhi’ pubblicato dalla sezione femminile del carcere di San Vittore, non ha una scadenza, sono al terzo numero in attesa di fondi per poter essere stampato e divulgato oltre le sbarre. Le redattrici compongono e raccolgono articoli, poesie, racconti densi di emozioni, spaccati di vita con un’ironia che spiazza chi come noi respira ciò che loro possono solo immaginare.
Sarà Philippe Daverio il banditore d’asta presso la Galleria d’arte Antonia Jannone in Corso Garibaldi. Allargo un sorriso, sarà un successo e noi lo vivremo al loro fianco, come per molte altre occasioni in cui ci hanno sorprese con la loro spigliata professionalità.
Siamo in ritardo, il traffico scivola lento sull’asfalto viscido di pioggia, il conducente del taxi ascolta i nostri discorsi, capisce l’urgenza e scodinzola tra le auto per guadagnare tempo. Il portone del civico 125 è spalancato sul cortile gremito di agenti in borghese, li salutiamo come vecchi amici di sempre, la loro presenza è la conferma che le ragazze ci sono e sono parecchie. Ci affacciamo alla sala, il pubblico ha già preso posto, c’è parecchia gente, e loro là, ad occupare le prime due file di sedie. Daverio di verde vestito irradia l’ambiente con la sua carismatica simpatia, si allontana dal banco d’asta, attraversa la stanza e procede verso l’uscita, ci salutiamo.
«Complimenti, che belle unghie!» esclama guardandomi le mani e prosegue in direzione del cortile con la sigaretta in attesa tra le dita.
Sonja ed io facciamo dietro front, accendo la mia sigaretta e torno verso di lui a scambiare quattro chiacchiere a proposito di un articolo che ho scritto per il corriere di Catania a pro di Passepartout e come compenso, gli chiedo di posare con me in una foto cui si concede con grande slancio.
«Ma lei non è di Catania.» osserva sorridendo mentre facciamo ritorno nella sala brulicante di curiosi.
Da lì in poi inizia lo spettacolo, una chermesse esilarante con sfilate, proposte, rilanci, immaginarie telefonate da casa e offerte generose da parte di tutto il pubblico presente coinvolto. Ognuno di noi si diverte a rilanciare per accaparrarsi l’oggetto proposto, mentre le artigiane non smettono di scambiarsi sguardi di sorpresa incredule del gruzzolo che via via arriva a raggiungere l’importo richiesto per la pubblicazione del terzo numero del loro giornale.
La catena bianca si scioglie in questa magica occasione, anello dopo anello, uno per ognuno di noi, per capire, per non voltare la testa, per condividere il profumo di libertà con chi sta lottando nella speranza di guadagnarsela di nuovo.
Torno a casa col mio lotto n.47, un’opera d’arte di Dana, per cui ho rilanciato a discapito dell’amica Donatella il cui broncio si è tramutato in sorriso di pura gioia per il successo della serata.

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