La poesia e la carne

Posted by on Sep 22nd, 2013 and filed under Interviste, News. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Both comments and pings are currently closed.

Intervista della giornalista-poeta Tiziana Grassi ad Anna Manna

Conosco la poetessa Anna Manna da molti anni, ma spesso essere amiche impedisce di approfondire il personaggio pubblico, le tematiche artistiche, in ultima analisi si offusca la comprensione dell’artista nell’abbraccio affettivo che lega due persone che si stimano e si vogliono bene. Ma ho avuto il piacere di presentare le sue poesie profumate, che hanno vinto il Premio Alghero Donna nel 2011, presso il Sindacato Libero Scrittori Italiani in un incontro organizzato per la presentazione del libro di Giancarlo di Renzo e Manuela Marchi dedicato all’olfatto. Il libro “Olfatto e profumo tra storia scienza e arte, edito da Aracne nel 2011, affronta l’analisi approfondita e multidisciplinare del senso dell’olfatto.

Medici, storici, psicologi ed altre personalità culturali hanno analizzato questo Senso interessante e sfuggente attraverso una lente di ingrandimento che ha reso l’avventura intellettuale veramente intrigante. Questo studio, un vero e proprio saggio a più firme, rientra nel progetto culturale “Il senso del senso” che la studiosa Manuela Marchi ha intrapreso e che intende portare avanti coprendo con la sua indagine tutti e cinque i sensi. Ebbene leggendo le poesie profumate di Anna, inserite nel libro, sono entrata in una dimensione poetica che non avevo notato in lei. La penna della scrittrice è sicuramente più densa di sensazioni, immagini, abbagli, miraggi di quanto la donna possa far intendere nel contatto quotidiano di amica. Cade nelle sue poesie una ritrosia che accompagna invece la donna nell’esprimere le sue sensazioni che sono sempre velate, offuscate anche nel dialogo tra amiche. Ma questa ritrosia, questa nebbia che è quasi un timoroso negarsi nella realtà, in poesia si scalda e si scioglie in una dimensione romantico-sensuale che conquista l’attenzione del lettore anche se in punta di penna. Ho capito così perché Manuela Marchi ha scelto tra i poeti proprio Anna. Perché la sua poesia è appunto Senso, sinestesia, senza diventare assenso alla sensualità estrema.

 La sua poesia così sensuale rimane come da svelare in segreto, nella lettura fatta nell’intimo della propria anima. Questa doppia strategia di comunicazione, questa oscillazione continua – quasi una vertigine – tra la carne e la psiche, questa sua poesia bifronte, mi ha preso il cuore e la mente. Così proprio attraverso la lettura delle sue poesia mi sono posta il problema di sempre. Qual è la relazione tra la carne e la poesia? Quali lacci legano la strada del Poeta con la strada dell’uomo comune?

Risposta Anna:

“La poesia e la carne!
La carne della poesia qual è?

Forse è un atollo lontano, un’isola d’acqua in un deserto ancora tutto da esplorare.
Forse la poesia è un desiderio che rimane a veleggiare nell’aria e si rapprende nelle giornate umide sulla pelle.
Un grumo di sogni, di acqua, di torbido inquinamento dell’aria, un fugace contatto tra polpastrelli, di vestimenti leggeri d’estate quando l’estate è al termine, di caldi abbracci autunnali, un virare delle sensazioni verso l’ineffabile, verso l’inarrestabile e consapevole finire delle emozioni, una consapevolezza scoperchiata che mostra ancora un intingolo saporitissimo alla fine del pasto. La poesia è la presenza costante del rimpianto quando ancora si può remare contro l’errore, la poesia scompare a volte nel soffio di una mano che saluta, a volte compare proprio dopo il saluto, altre volte non compare mai. Distillato di esistenza.
E’ capricciosa, inconcludente, piena di errori e con visioni nitidissime all’improvviso, è una strega che ti cattura, un’arma a doppio taglio, una fata che ti libera, un’amica, la NEMICA.
Se vivi, se palpiti, se respiri, puoi ritrovartela accanto senza che te ne accorgi, lei ti ha scelto, lei ti ha indicato a mille folletti che ti stuzzicano in ogni piega dell’anima e despoti senza fondo ti inducono in mille rivoli di tentazioni. Sei nei domini del poetico veleggiare e credi di camminare per terra, cammini per terra sicuro ed invece sei già in una trappola di versi. Altrove e dentro le cose. La poesia è pericolosa, meravigliosa, appartiene soltanto alla vita, non conoscerà mai la morte, anche se i Poeti hanno insistito per secoli con canzoni e versi sull’angoscia della morte. I Poeti sono immensamente felici, in un narcisismo splendido e distante anni luce dalla sofferenza reale. Adorano i propri umori, odori, sudori.
Bastano a loro stessi, a volte ti degnano di uno sguardo compassionevole: quando si accorgono che non riesci a librarti sulla ‘normalità’ della vita.  
I Poeti sono bugiardi, hanno mille maschere, mille trucchi, mille danze, mille luci.
Non si può vivere senza Poeti, i Poeti non possono vivere fuori dal mondo.
Il mondo è poesia e la poesia è il mondo.
Questa è la vera carnalità della poesia!

Domanda

“Questo discorso ha toccato tutti sensi! L’olfatto ti ha spinto a scrivere poesie profumate riecheggianti un certo neoromanticismo. Del resto Serena Maffia da sempre afferma che sei una poetessa romantica, come mi hai confessato tu. E molti critici come Romano Levante (articolo “Il viaggio di una neoromantica”) come Ruggero Marino (Postfazione al tuo libro di poesie “Maree amare” edito da Pagine nel 2007) come Carmelita Randazzo (articolo su “Il convivio”) hanno sottolineato il tuo romanticismo. Ma allo stesso tempo molti hanno sottolineato un tuo dannunzianesimo accentuato. Come si sposano, come coabitano queste due tendenze?
Come le vivi nel nuovo libro sul gusto?

 Risposta

 ”C’è un quadro di Mines Preda De Carolis che si intitola “Casta sensualità”. Ecco secondo me la sensualità è più densa… proprio quando è soltanto accennata. Poi su questo accenno, su questa stessa nota di violino puoi accendere tutti i fuochi che vuoi, è la stessa nota di violino che può suonare fino alla follia poetica: l’estasi estetica.

Insomma il ti vedo e non ti vedo, ti sento e scompari, ti sfioro e sei altrove, funziona da sempre e per sempre.

Non credo che le volgarità che ci hanno invaso nella contemporaneità abbiano qualche parentela con la sensualità. Anzi ne sono la negazione.

La realtà cruda, il realismo sfrenato, l’impero della carne e basta, il “qui e ora”, appunto è l’impero della realtà, della carne, MA PERDE TUTTO IL RESTO, LO STRASCICO dell’abito fiabesco, LA CODA della STELLA cometa , L’MMAGINARIO E L’IMMAGINIFICO, UN UOMO SENZA PSICHE, SENZA CUORE E SENZA TESTA.

UN MANICHINO CHE TROPPO SPESSO è PARENTE DELLA MORTE.

 Domanda 

 Hai affrontato nelle tue poesie il tema della morte? Una personalità come la tua gioiosa ed effervescente come può parlare della morte?

 Risposta

Certamente, e molte volte, anzi mille volte sono ‘morta’ tra i miei versi. La mia vitalità è in una dimensione da resurrezione, non sono in un eterno paradiso terrestre. Ti ricordi la risata degli impiccati, un’immagine ricorrente in letteratura? Ebbene, io sono un pochino più avanti quando la risata è diventata sorriso, distacco, comprensione dell’altro prima che di se stessi. La propria morte è per risorgere, la morte degli egoismi, delle false impalcature.

Per vivere bisogna morire ogni giorno, mi diceva il grande Poeta Elio Fiore!
 
 Domanda

 Ma un altro grande Poeta diceva si muore un po’ ogni giorno se… e via con tutti i possibili se che si possono riassumere in una negazione della passione.

Quanto abbiamo bisogno della passione? Cos’è il gusto di vivere, il gusto della passione?
 

Risposta

Il gusto di vivere penso sia un equilibrismo difficile e necessario, come una bottiglia di champagne che riesce ancora a strappare brindisi anche quando è vuota. La capacità d’inventarsi la vita, di vedere lo champagne anche quando è finito.

A volte le bollicine sono proprio nel fondo e magari hai buttato via l’ultimo brindisi di una bottiglia che credevi svaporata. Apparentemente! Cova il fuoco sotto le ceneri della vita, sempre.

Il gusto è andarla a scompigliare, ritrovare l’ardore di un fuoco visibile quando intorno è buio.

Soltanto chi ha il gusto di vivere riesce a navigare al buio, in poca acqua o in alto mare.
 
Domanda

  Ma il sapore della vita è sempre e soltanto dolce o salato, o esistono i mezzi toni?

 Risposta

 Sono i migliori! Ma non bisogna restarne soggiogati. Io sono pazza per l’agrodolce. Adoro la marmellata sullo stufato, le cipoline dolci con l’aceto, la frittata con la spolverata di zucchero, ma bisogna mangiarne pochissimo.

Il gusto a pieno ritmo ti cattura e può farti male!
 
  Domanda

 Quale sarà il nuovo senso da indagare? Sono loro che ci attirano o siamo noi che li evochiamo con il nostro desiderio? Siamo noi al timone o sono i gusti la gabbia dorata della vita?

 Risposta

 Secondo te esiste un carcerato con le chiavi della propria prigione, insomma solo? Oppure un carceriere senza carcerato? Non credo, sono speculari l’uno all’altro.

Siamo prigionieri dei nostri desideri, i nostri desideri ci tengono in vita!

Il desiderio è il contrario della morte, scriveva Tennessee Williams.

Credo sia vero anche oggi, sempre e per sempre. E a dire il vero… mi gusta molto la vita!

 

Intervista della giornalista-poeta Tiziana Grassi ad Anna Manna

in occasione della pubblicazione del Saggio di Manuela Marchi e Giancarlo Di Renzo sul senso del Gusto edito da Aracne

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