Quando la paura diventa una risorsa

Posted by on Jul 31st, 2012 and filed under Affari Sociali. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Both comments and pings are currently closed.

Qualche anno fa, mio figlio, il maggiore, per caso aveva visto tra i miei amici di Facebook una suo compagno di scuola. Sorpreso mi chiese come mai lo conoscessi. Magari mi ricordarsi di tutte le persone che ho incontrato e che mi hanno chiesto l’amicizia! In ogni caso si trattava di una persona – a suo dire – asociale, uno di quelli che se ne sta in disparte e non chiede mai nulla a nessuno. Quello che tutti prendono in giro perché è “miro basso”. Ebbene un bel giorno, va a finire in Cina e a bordo della sua bicicletta, l’attraversa in lungo e in largo.
Questa notizia mi fece molto riflettere: questo ragazzo, per superare la sua innata timidezza e i suoi disagi, aveva trovato un modo davvero estremo per sfidare principalmente se stesso e poi per dare una risosta a chi non credeva in lui. Per fare un gesto così augace – sono convinta – ha attinto dalla grande fede del “posso farcela”.
È vero è la fede che cambia il modo di vedere le cose e affrontare in modo diverso la vita; così com’è anche vero che è la paura che fa attingere alle proprie risorse e trasformare in un “eroe”. Ricorderò sempre le parole del grande Angelo D’Arrigo: “È la paura che mi porta a casa“.
Oggi ad affrontare e sfidare le prorie paure è Luigi Laraia, 37 anni, nato a Potenza e cresciuto a Bologna, un uomo che da quattro mesi ha scoperto di avere la leucemia. Egli lavora come economista alla World Bank Group ma quando è venuto a conoscenza del suo stato di salute ha vissuto un periodo di «rabbia profonda, smarrimento e impotenza». «Sono sempre stato un ragazzo sano e attivo – racconta – ho sempre fatto sport, non ho mai fumato e non ci sono mai stati altri casi di leucemia nella mia famiglia. Sapere di avere un cancro è stato come se mi fosse scoppiata una bomba in casa. Non ci potevo credere e non sapevo cosa fare».

Mi sono sempre chiesta che cosa succede ad una persona quand’è messa davanti a certi fatti insormontabili come quelli di una malattia che ti porta, senza ombra di dubbio, a porre fine ai propri giorni?
Ecco, davanti ad una tale realtà le reazioni possono essere solamente due: deprimersi o reagire.
Luigi Laraia ha deciso di sfidare la vita senza arrendersi. Di riprendersi in mano ciò che egli sta perdendo… dunque decide che il 26 luglio si sarebbe messo in sella alla sua bicicletta e dai giardini dell’ambasciata italiana a Washington avrebbe raggiunto la città Vancouver, in Canada. Con tappe di circa 200 chilometri al giorno, avrebbe attraversato 12 Stati. Lo scopo? Raccogliere fondi per la ricerca.
Dunque un viaggio di 6.500mila chilometri che durerà 35 giorni: questa la risposta alla sua malattia.
Vorrei mandare un messaggio di speranza – confessa Luigi – a tutti colore che scoprono di essere malati all’improvviso. So che cosa si passa e vorrei dimostrare che è possibile continuare a vivere felici, anche mentre si combatte per la propria vita”.
Sono fortemente convinta che la sfida a non arrendersi è la fede ha spinto quest’uomo ad affrontare una situazione di salute che gli ha cambiato il corso della vita e che forse potrebbe salvarlo dalla sua stessa malattia. Io credo nel potere di sfidare se stessi… e qualunque risultato possa arrivare per lui sarà sicuramente migliore della prospettiva di finire i suoi giorni in un letto di ospedale.

Non è mai successo che una persona clinicamente malata s’imbarcasse in una simile impresa, ma i medici mi hanno assicurato che le mie difese immunitarie non ne risentiranno, a patto che segua i bisogni del mio corpo.
Una pazzia? Forse. Non voglio essere un eroe. Rendere pubblica la mia malattia all’inizio mi ha reso più vulnerabile, ma poi capisci che è più importante ciò che dimostri a te stesso e la speranza che riesci a trasmettere agli altri”.
Pazzia? Sì! Incoscienza no!
Luigi è un ciclista allenato che sa bene quello che fa. Già nel 2010 ha pedalato da Washington al Grand Canyon. Il novello Ambrogio Fogar ha programmato di alloggiare in piccoli alberghi e ostelli senza alcun team di supporto, con un solo cambio di vestiti e un computer con cui aggiornare il suo diario di bordo (http://luigilaraia.blogspot.com/).

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