Rudolf Nureev (1938-1993) La leggenda della danza a vent’anni dalla scomparsa

Posted by on Jan 6th, 2018 and filed under Cultura, News, Recensioni. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Sono trascorsi venticinque da quel triste 6 gennaio del 1993 quando, stroncato da un infarto, Nureyev lascia la sua vita terrena per tornare nell’Olimpo degli Dèi. Il cielo si era ripreso quel suo figlio prediletto lasciando la terra orfana.

 «La danza è tutta la mia vita. Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno. Devo portare fino in fondo questo destino: intrapresa questa via non si può più tornare indietro. È la mia condanna, forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei quando finirò di vivere».

È stato spesso definito un “genio della danza” e anche “l’erede naturale di Nijinsky”, il grande danzatore russo degli inizi del XX secolo e innovatore della coreografia. Nureyev, in effetti, ha esaltato la figura del ballerino maschio, così come lo aveva fatto Nijinsky mezzo secolo prima.

Conosciuto per i suoi salti felini e girate veloci, Rudolf Nureyev è stato il danzatore più influente del suo tempo. «Quando ballo con lui, non vedo Nureyev ma l’intera anima del balletto» disse Margot Fonteyn, riferendosi al suo partner favorito.

Non molto prima della sua morte Rudolf Nureev ha detto: «Coloro che ballano muoiono, ma i loro balli vivono». Per fortuna le tecniche moderne tecniche hanno permesso di conservare su nastro una leggenda del balletto affinché non smetta mai di continuare il suo volo infinito nell’universo della danza.

Nureyev, nacque il 17 marzo 1938 su un treno nei pressi di Irkutsk, mentre sua madre si recava a Vladivostok, dove era di stanza il padre, un commissario politico di origine tartara (o meglio Baschira) dell’Armata Rossa e crebbe in un villaggio nei pressi di Ufa in Baschiria. Ha cominciato a studiare danza all’età 11. A 17 si è iscritto alla scuola di ballo di Leningrado, ben presto vennero apprezzate le sue doti di danzatore eccezionale ma, in contrario, si dimostrò un allievo ribelle. Rifiutò perfino di fare parte della lega comunista della gioventù. In privato si dedicò allo studio dell’inglese.

A soli 15 anni, per la prima volta, comparve su un palco Rudolf  Nureyev, a Ufa, il capitale di Bashkiria. Inizia qui la carriera che si concluderà a Parigi, capitale d’Europa, il 6 gennaio 1993, all’età di 54.

Debuttò in America nel 1962, comparendo sulla televisione e con il Balletto dell’Opera di Chicago e successivamente, durante l’anno, con il Royal Ballet di Londra come artista ospite permanente

Anche se oggi Nureyev non è più fra noi, noi continuiamo a ricordarlo non soltanto per la sua plasticità, il suo espressionismo o le sue notevoli passioni, lo ricordiamo per gli episodi della sua vita, lo stile di vita d’un uomo che fu non solo degno dell’altezza della sua stessa fama… di più!

Chi non ha ammirato la sua insolita e sconvolgente personalità? La sua arte ha indicato in pieno il trionfo del ballo dell’uomo: «Ero fortunato vedere Nureyev in tutti i suoi ruoli» ricorda il critico Lvov-Anokhin. «È diventato l’esecutore principale del suo teatro, ha ballato le parti principali del repertorio classico, e quando era abbastanza giovane, era un attore eccellente, possedeva qualcosa che può essere paragonata alla “magia”».

L’ascesa di Rudolf Nureyev nell’Olympus della danza è iniziata in Russia verso la fine degli anni 60. Il suo talento ha raggiunto la massima espressione artistica durante la sua vita in Europa, in cui Nureyev ha trascorso più di 30 anni. Egli, rifugiato politicamente in Francia nel 1961, quando la Compagnia di Mariinski era a Parigi per un tour. Questa sua decisione ha impedito per sempre il suo ritorno in Russia. Solo nel 1989, quando la sua carriera era al massimo del fulgore e poco prima della sua morte, egli ha modo di rivisitare la sua padre. Tuttavia i suoi compatrioti, apertamente o segretamente, sono sempre stati sempre fieri del grande danzatore.

Circa 300 rappresentazioni all’anno grazie a quella forza e grande resistenza che gli ha permesso di eseguire quasi ogni giorno uno spettacolo, muoventesi da Milano verso Berlino e di  nuovo da New York a Vienna. Oppure di trascorrere la notte in un bar con gli amici e affrettarsi per arrivare in tempo per una lezione al mattina e poi 6 ore di lavoro per le sue gambe.

La sua più grande fortuna è stata l’occasione di ballare con la prima ballerina del Royal Ballet Margot Fonteyn, ma anche avuto molti partner eccellenti: Claire Mott, Nina Vyrubova, Carla Fracci, Yvette Chauvire.

Nessun altro danzatore di balletto classico ha mai avuto un repertorio così ampio come il suo, che ha incluso i balletti classici e moderni, le coreografie di Martha Graham, il sarto del Paul, George Balanchin, Maurice Bejart. Tuttavia non era abbastanza per il suo spirito creativo indefatigable.

Durante la sua vita egli stesso ha ideato balletti ma il suo maggiore appuntamento come coreografo lo ebbe nella città che lo ha consacrato sull’altare della danza.

Il 5 novembre 1992, due mesi prima della sua scomparsa. a Palais Garnier, Parigi. sorretto da due ballerini, Nureyev appare sul palcoscenico per ringraziare il pubblico al termine della Bayadera, il balletto di cui aveva firmato la coreografia. I suoi occhi incavati ma pieni di quel sacro fuoco spiccavano dal volto scheletrico, e il sorriso che elargiva ben nascondeva la smorfia di dolore che lo divorava. Poco prima, per uscire dalla quinta e raggiungere il centro del palcoscenico, aveva chiesto che calassero il sipario, perché non si vedesse che non era più in grado di camminare da solo. Quando il sipario si è rialzato tutto il pubblico, in piedi, commosso lo salutò con un lunghissimo applauso.

Il pubblico lo ha molto applaudito ma in tanti hanno pianto…

Rudolf Nureyev, il personaggio che ha rivoluzionato il ruolo maschile nella danza, è nato in una famiglia molto povera e trascorse la maggior parte della sua vita, piena  di polemiche e di avventure, da uomo molto ricco. Ha raccolto sculture, pitture ed oggetti d’antiquariato. Ha posseduto in paesi differenti parecchi ed appartamenti, tuttavia la sua natura, che gli aveva dato una salute eccellente, lo fa cadere vittima della peste del ventesimo secolo.

L’Aids, un nome difficile da pronunciare, che di solito portava a termine la sua opera devastatrice nel giro di pochi mesi, ha convissuto con Nureyev per ben 10 anni. Il suo fisico eccezionale e il suo costante lavoro alla sbarra quotidiano lo ha messo in grado di sfidare una sorte immancabilmente segnata. Troppe sono state le sue sofferenze  fino a quando un collasso cardiaco gli ha chiuso gli occhi per sempre all’età di 54 anni.

“La danza non sarà più la stessa” dichiarò Pierre Berge, e così come la scomparsa della Callas lasciò un vuoto incolmabile nel mondo del belcanto, stessa cosa accadde al balletto.

«Si diventa un mito – diceva Nureyev – quando nessuno è in grado di conquistare il cuore del pubblico dopo che tu te ne sei andato». E così è stato.

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Vera Ambra

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